Queer as Folk – il reboot che nessuno voleva e l’ira dei fan

Era da poco passata l’ora di cena, lo scorso 18 Dicembre quando il tam tam della rete ha portato anche al di qua dell’oceano la notizia che in tanti aspettavamo: è al via il reboot di Queer as Folk!

A darne notizia per prima è Variety, segue un articolo su EW, l’entusiasmo dura il tempo di leggere il titolo, poi qualcosa non torna.

Già da quella maledetta parola “reboot”, la notizia assume una sfumatura che non piace, poi basta leggere l’articolo. In poche ore il fandom esplode: rabbia, indignazione, delusione.

L’onda di malcontento fa su e giù dall’America all’Europa e ritorno perché non è quello che volevamo, non è quello che ci meritavamo, e l’emittente Bravo diventa il Grinch che ha rubato il Natale ai fan di Queer as Folk.

Ma cosa è successo?

Per capirlo dobbiamo tornare indietro di tredici anni, quando la serie cult Queer as Folk venne cancellata dopo cinque stagioni e ottantatré episodi. Un finale aperto che lascia la possibilità di un ritorno, un “È solo tempo” detto da Brian a Justin che i fan trasformano in mantra: è solo tempo perché Queer as Folk ritorni, perché Brian e Justin tornino assieme, perché tutte le storie che devono ancora essere raccontate lo siano.

I fan si mobilitarono subito. Era il 2005 e la sede di Showtime venne invasa da decine di migliaia di lettere e di preservativi, un simbolo più eloquente di qualunque altra richiesta, eppure i messaggi che arrivarono all’emittente raccontavano i mille modi in cui Queer as Folk aveva cambiato o addirittura salvato la vita a giovani omosessuali, c’erano storie di coming out, di coraggio, si speranza, tutti i motivi per cui lo show doveva continuare.

bab

Subito dopo ci fu la prima petizione online. Migliaia di firme raccolte da ogni angolo del mondo, i numeri c’erano, la certezza di farcela, anche.

Showtime non tornò sulla sua decisione.

Da allora si sono susseguite decine di petizioni che hanno raccolto sempre meno firme, i fan sempre più lontani e ormai disillusi, eppure rimane uno zoccolo duro che comprende ancora varie migliaia di persone.

Su FB si costituisce il gruppo “Queer as Folk Reunion Campagne” e negli ultimi tre anni le nuove iniziative non sono mai mancate: Twitter party, video realizzati dai fan, magliette con tanto di QR Code per rintracciare chiunque fosse interessato a unirsi al gruppo e portare avanti la richiesta di una sesta stagione.

Incredibilmente la Reunion Campagne riesce ad attirare l’attenzione di alcuni giornalisti, su blog e riviste online si ricomincia a parlare di QaF, di come sia ancora la miglior serie LGBT che si sia vista, di come ce ne sia ancora bisogno.

Nel 2015 le speranze si riaccendono: tra il 4 e il 7 Luglio, ad Austin, in Texas, si tiene l’annuale ATX Festival. È il decennale della fine di Queer as Folk, tra gli ospiti ci sono gli autori, Daniel Lipman e Ron Cowen e parte del cast: Gale Harold, Randy Harrison, Peter Paige e Robert Gant. Scott Lowell è in video chiamata: sta lavorando a Londra, è in scena con Elephant Man. Tutti i presenti si dicono disposti a ributtarsi nella mischia, persino quel Randy Harrison che, a più riprese, aveva detto di essere “troppo vecchio” ormai, e che nel 2005 aveva deciso di lasciare lo show prima ancora che l’emittente lo cancellasse. Persino quel Gale Harold che aveva detto che non sarebbe più stato Brian se non ci fosse stato Justin.

Gli autori fanno di più: si sbilanciano, parlano della sesta stagione. Hanno idee, idee buone, temi attuali, argomenti interessanti, i fan ci credono di nuovo.

ATX Fest

Intanto sulla rete si susseguono gli hashtagh. #QaFReboot non va bene, il reboot prevede nuovi attori e nuovi personaggi, nuovo tutto e non è quello che vogliamo. Allora #QaFReunion, #QaFRevival. Arrivano le direttive: taggate @Showtime, no taggate @Netflix, che ha inserito Queer as Folk nella sua lista programmi.

Netflix, però ha fatto un grosso errore: ha cambiato tutte le musiche, e la musica, in Queer as Folk è parte fondamentale della storia. Persino Randy Harrison si stupisce: durante il fanmeet di Bilbao, nel 2016, al quale partecipa con Gale Harold, si volta verso di lui e gli chiede cosa canti allora Justin quando viene aggredito. Il problema è che dopo un decennio i diritti relativi ai brani musicali sono scaduti e Netflix decide di sostituire tutta la musica. I fan la prendono male, meglio fare il rewatch coi vecchi DVD che guardare quella roba.

Arriviamo al Maggio 2017, al cinema c’è King Arthur, in cui Charlie Hunnam e Aidan Gillen recitano assieme per la prima volta dopo diciotto anni. Inevitabile pensare al giovane Nathan Maloney e a Stuart Allan Jones e, sorpresa: Charlie Hunnam dice a chiare lettere che gli piacerebbe tornare a vestire i panni di Nathan in un revival della serie.

Quando però Russel T. Davies, autore di Queer as Folk, aveva messo fine allo show inglese, era stato chiaro: la storia era finita, non c’era più niente che quei personaggi potessero raccontare.

Intanto si diffonde la voce che Showtime non abbia più i diritti per produrre lo show. Quando viene annunciato il revival di The L Word, però, sfugge una notizia: qualcuno ha messo sul piatto delle serie da rilanciare anche Queer as Folk, ma la proposta non è passata.

La maggior parte dei fan comunque aggiusta il tiro: meglio lasciar perdere Netflix e continuare a puntare su Showtime che detiene ancora i diritti di produzione del primo remake, quello con Brian e Justin, tanto per essere chiari.

A questo punto arriva la doccia fredda, il reboot di cui ancora si sa poco ma che molti fan hanno già dichiarato che non guarderanno. Sappiamo che Russel T. Davies sarà il produttore esecutivo della nuova serie, mentre la sceneggiatura sarà affidata a Stephen Dunn. Lo show sarà prodotto da Nicola Shindler di Red Production, già produttore di Queer as Folk UK, assieme a Lee Eisenberg di Quantity Entertainment. Sappiamo che andrà in onda sulla rete via cavo Bravo che, pur essendo un canale gay-friendly, ha un target di pubblico piuttosto specifico e nessuno dei suoi programmi, fino ad ora, ha osato sfiorare temi o usare un linguaggio che non siano socialmente accettabili o politicamente corretti.

Le perplessità su come questa rete possa dare vita a un nuovo sfacciato, scorretto, onesto Queer as Folk sono tante, eppure non mancano i pareri favorevoli: un nuovo show che tratti di argomenti LGBT è sempre positivo e chissà che nel frattempo Showtime non decida di cavalcare l’onda e lanciare il revival che stiamo aspettando.

Del vecchio cast, l’unico ad essersi espresso è Scott Lowell, con un tweet che invita i fan alla calma e in cui si dice fiducioso riguardo all’abilità di Davies di realizzare un buono spettacolo. Sebbene non si sia espressa in modo chiaro, comunque, è possibile intuire cosa pensi a tal proposito Thea Gill, che nei giorni immediatamente successivi alla notizia ha condiviso molti tweet dei fan.

Nell’attesa di sapere chi saranno i nuovi interpreti di Queer as Folk, la rivista Out suggerisce un cast multietnico con Ezra Miller nel ruolo che fu di Aidan Gillen e Gale Harold e Jeremy McClain in quello che fu di Charlie Hunnam e Randy Harrison. Resta da vedere se la nuova produzione riuscirà a trovare il cast o  se, come già accaduto in passato, le agenzie sconsiglieranno ai loro attori di partecipare a uno show così controverso.

Certo, gli anni sono passati, la morale è in parte cambiata e Queer as Folk è ormai un cult, ma Hollywood è sempre Hollywood e molti attori potrebbero non voler legare il proprio nome a uno show che non ha portato fortuna a tutti i suoi interpreti.

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