Origine di una serie cult – Queer as Folk


Ingiustamente poco nota in Italia, Queer as Folk è una delle serie TV più famose della televisione americana.

Considerato uno dei titoli più importanti mai prodotti da Showtime e, ancora oggi, senza eguali nel palinsesto televisivo statunitense, Queer as Folk nacque in Inghilterra, nel 1998: Channel 4, rete con sede a Manchester, decise di realizzare una serie al di fuori di tutti gli schemi e ne affidò la scrittura a Russell T. Davies, in seguito autore di alcune serie di successo come Doctor Who, Torchwood, Cucumber .

Queer as Folk fu da subito una serie a cui non si poteva restare indifferenti, basti pensare che, il giorno dopo la messa in onda del primo episodio, il The Guardian definì il programma “una pietra miliare nella battaglia per l’uguaglianza sessuale” .

Con uno stile cupo e sottilmente ironico, lo spettacolo portò nelle case dei sudditi di Sua Maestà alcune delle questioni politiche che, negli anni ’90, erano rimaste disattese dal governo di Tony Blair: i diritti dei genitori omosessuali, l’età del consenso, l’omofobia nei luoghi di lavoro, la posizione legale delle coppie omosessuali.

L’impatto sociale di Queer as Folk fu amplificato dalla stampa che prese l’abitudine di accompagnare gli articoli sullo stato della politica queer britannica contemporanea con immagini tratte dalla serie.

I personaggi televisivi gay fino a quel momento erano stati spalle comiche, personaggi inoffensivi, spesso sfortunati in amore; Queer as Folk recise ogni legame con il passato mostrando uomini di successo nel lavoro e nella vita privata, orgogliosi della propria sessualità e dediti agli incontri casuali e al consumo di droghe.

La scelta di porre al centro della vicenda il triangolo tra il brillante e fascinoso Start (Aidan Gillen), il giovane Nathan (Charlie Hunnam) e il timido Vince (Craig Kelly) assicurò il successo dello serie, ma non la protesse dalle critiche: Angela Mason, direttrice del gruppo Stonewall, sostenne che lo show non facesse che perpetrare i peggiori cliché sui gay. Dello stesso parere era la pop star Boy George, che criticò aspramente Queer as Folk.

Davies fu accusato di rafforzare lo stereotipo del maschio gay egoista e vuoto, dedito alla ricerca del piacere sessuale, tralasciando di mostrare la realtà degli anziani, dei malati e degli uomini di colore, per non parlare di lesbiche, transessuali e bisessuali.

La rivoluzione di Queer as Folk, però, stava nel mostrare, per la prima volta, personaggi omosessuali che non erano per forza di cose “positivi”, riuscendo a incollare al teleschermo una media di 2,5 milioni di spettatori a episodio, ottenendo il 17% di share.

Un altro aspetto che lo show metteva in luce era la disponibilità economica degli uomini gay, single e senza figli, quindi pronti a spendere di più nei generi di lusso, una tendenza che il mercato stava scoprendo e che intendeva sfruttare.

Tuttavia questo non fu che l’inizio.

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A rendere Queer as Folk celebre in tutto il mondo fu la versione americana, andata in onda dal 2000 al 2005, per cinque stagioni e un totale di ottantatré episodi.

La contesa tra HBO e Showtime per l’acquisto dei diritti di produzione della serie tv venne vinta da Showtime, che mise il plot originale nelle mani di Daniel Lipman e Ron Cowen, già sceneggiatori del film come Una gelata precoce (1985), vincitore di tre Emmy Awards, del Peabody Award e candidato al Golden Globe come miglior film televisivo, e fece realizzare l’episodio pilota a Russel Mulcahy,  già regista del film culto Highlander (1986).

Showtime mantenne il titolo inglese, che giocava sull’ambivalenza del termine “queer”, “strano”, ma anche “frocio” e, come ama ripetere Peter Paige, uno degli attori principali del programma, oggi autore della fortunata serie TV The Fosters, il pubblico iniziò a seguire Queer as Folk per i personaggi gay, ma rimase per le persone.

Nonostante le modifiche apportate al copione originale, buona parte della prima stagione di Queer as Folk US ripropose le vicende viste in Queer as Folk UK: il triangolo amoroso, i locali notturni, la droga, il sesso.

Le vicende ruotano intorno a un gruppo di amici, tutti rigorosamente omosessuali, che vivono nella città di Pittsburgh ambientazione scelta per mantenere la somiglianza con Manchester, sebbene la serie sia stata girata a Toronto per limitare i costi di realizzazione.

Tra le critiche sollevate dai fan inglesi, affezionati alla prima Queer as Folk, spicca l’accusa di aver selezionato un cast “troppo bello” e di aver svuotato del potere originale il personaggio di Brian/Stuart, ma non sono le uniche differenze: alcuni passaggi della storia originale furono edulcorati, ad esempio Phil muore di overdose mentre Ted si risveglia dal coma.

Malgrado le critiche, va riconosciuto che Queer as Folk US colmò una parte delle lacune di Queer as Folk UK riuscendo a portare in scena non solo la droga e il sesso, ma le aggressioni omofobe e l’AIDS, argomento già trattato dagli autori in Una gelata precoce.

La storia inizia quando il giovane Justin (Randy Harrison) decide di esplorare la propria sessualità avventurandosi in Liberty Avenue, zona frequentata dalla comunità gay locale, e incontra il bellissimo e molto più grande di lui Brian (Gale Harold) e i suoi amici Michael (Hal Sparks), Ted (Scott Lowell) ed Emmett (Paige).

Fedele al motto di Showtime, “no limits”, Queer as Folk US mostrò la realtà della comunità gay americana senza filtri, affrontando argomenti crudi senza risparmiare nulla allo spettatore che si ritrovò a fare i conti con scene erotiche esplicite sin dal primo episodio e con la violenza delle aggressioni omofobe, con la diffusione del crystal, la droga più in voga sul finire degli anni ‘90, il matrimonio, l’omogenitorialità, la pornografia, la prostituzione, l’AIDS, le coppie sierodiscordanti e persino la ricerca della sieroconversione.

A dispetto dei contenuti espliciti e provocatori, il più grande detrattore di Queer as Folk US non fu la censura: le critiche più aspre arrivarono dalla comunità LGBT, impreparata a vedersi messa a nudo in modo impietoso, talvolta crudele, svelando punti deboli e lati oscuri di una realtà che essa stessa preferiva ignorare.

Se in Queer as Folk UK il filo conduttore era stato il triangolo Nathan/Stuart/Vince, in Queer as Folk US la formula cambia a partire dalla seconda stagione, sottraendo il terzo elemento e portando avanti una delle storie d’amore più belle, coinvolgenti e anticonformiste che siano mai state viste in tv : quella tra Brian e Justin.

Con la cancellazione dello show, nel 2005, Showtime lasciava un vuoto nella rappresentazione televisiva delle persone LGBT+ che non poteva essere facilmente colmato e consegnava Queer as Folk alla leggenda.

A distanza di tredici anni dalla conclusione, il fandom è ancora legato a questo titolo, ne chiede il revival e, qualora si dovesse fare, l’intero cast si è detto pronto a ributtarsi nella mischia.

Nello scorso mese di giugno, per il mese del Pride, la rivista Entertainment Weekly ha realizzato un servizio fotografico e una lunga intervista a cast ed autori infervorando nuovamente vecchi e nuovi fan; dal 2014, infatti, la serie è disponibile su Netflix (purtroppo non in Italia) e continua a raccogliere consensi.

Molte cose sono cambiate nella società americana dai primi anni 2000 ad oggi e, secondo Hal Sparks (Michael), in molti di quei cambiamenti e modi è possibile vedere i semi piantati proprio da Queer as Folk .

Numerose serie tv con personaggi gay si sono avvicendate sui teleschermi da allora, ma non c’è più stato nessuno show paragonabile a Queer as Folk, e oggi più che mai se ne sente il bisogno.

Nuel

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